Implosioni cerebrali

Guarda fisso nel vuoto del paesaggio che scorre fuori dal finestrino; le pupille dilatate riflettono implosioni di supernove, progressioni cromatiche.
L’autobus lo tiene sveglio con il suo vibrare e allo stesso tempo lo culla ritmicamente. L’impianto di riscaldamento interno gli propone effusioni di tepore che lo circondano come un feto.
La sua bocca è aperta, mai senza un motivo.
L’effetto dell’MD si affievolisce, ma senza fretta, e si prende tutto il tempo necessario perché lui scivoli fuori dal tempo.
Adesso sta aleggiando sopra Marte a bordo delle tastiere di una suite orchestrale dei primi Pink Floyd.
Ora invece sprofonda negli abissi, il suo corpo schiacciato dalla pressione degli archi malinconici (in re minore) di una ballata dei Radiohead.
Una luce si lascia intravedere guizzando sul fondale marino.
Lui si avvicina a bracciate sicure all’ultimo punto dove credeva di averla vista.
Le porte si aprono, il freddo pungente non attende inviti ed entra nel veicolo irrigidendo il suo viso.
E’ la sua fermata.
Peccato, voleva andare avanti.
Ma non importa, è già passato.

 

 

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