Liberazione

Con un’eleganza che non si sarebbe aspettato nemmeno da una ballerina professionista, una foglia turbinò dentro lo studio descrivendo una spirale.
Si chiese se fosse un foglia di pioppo o di ontano.
Non aveva mai indagato; da quando abitava lì, al numero 7 di Haven Road ad Exeter, da quando si era trasferito, dopo quella convivenza così monotona e forzata con la sua ex, da quando aveva cambiato città, solo per sprofondare in un’ancora più monocorde esistenza fitta di domande a cui non aveva mai provato a rispondere, si era rassegnato.
E così alla lista ormai interminabile di questioni irrisolte si era aggiunto il desiderio tutto tassonomico di classificare gli alberi che costeggiavano il viale fuori casa sua.
Puntellandosi sulle braccia si alzò lentamente dall’ indecentemente comodo sofà rosso carminio che l’aveva fagocitato.
La marcia dello Schiaccianoci di Tchaikovsky sembrava suggerirgli movimenti ampi, solenni e calcolati, come quelli di chi si appresta a compiere una giusta esecuzione levando alto lo spadone per il bene della patria, della comunità, dei valori, della religione, o di qualsiasi cosa per cui si ritiene sia valido infliggere una punizione.
Così perentoriamente s’inginocchiò per raccogliere la foglia e, avvicinatosi alla finestra, si stava ormai apprestando a compiere il suo dovere quando vide un gatto nero seduto sul marciapiede.
Il felino si voltò all’istante, fissandolo negli occhi con i suoi color smeraldo.
E sebbene il nostro intrepido eroe fosse percorso da un brivido, si disse di non essere superstizioso e che in ogni caso quell’interruzione non avrebbe di certo costituito un’attenuante per la foglia.
Chiuse la finestra e, continuando a sbirciare fuori, si accese una sigaretta, mentre il vinile percorreva il suo moto circolare uniforme.
La danza della fata dei confetti lo gettò in uno stato catartico, ci riusciva sempre la maledetta!
Lui la lasciava fare, ma quando se ne accorgeva s’infastidiva, come un amante che si sente usato.
Preparatosi a uscire, pensò a George, che lo aspettava al pub e a tutte le cazzate che si beveva da lui, non distinguendo più la realtà circostante dall’alcol.
Per lui era spiacevole vedere George conciato così.
Non avrebbe detto che fosse triste, la tristezza era un sentimento troppo complesso per essere assimilato da lui e ormai si era limitato a considerare gli ostacoli come situazioni spiacevoli, banali schegge da strappare con le pinze al momento opportuno.
Uscito, si trovò la strada bloccata dal gatto.
Sembrava proprio che l’avesse atteso.
Questa risolutezza gli fece paura e forse fu proprio per riassaporare finalmente un sentimento così fisico e primitivo come una sana paura, che si avvicinò e lo accarezzò.
Il gatto chinò il muso e si strusciò docilmente sulle sue gambe.
Lui sorrise, sollevato, e i suoi pensieri iniziarono a dipanarsi, la sua vita tutt’intera a fuoco in un album fotografico lungo trent’anni.
George avrebbe avuto una bella sorpresa quella sera, ma proprio bella.

 

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