Luce.Tenebra.

Mi trovo lungo un fiume, uno di quelli calmi, pacati,morti.
Forse era un lago.Forse una collina.
Forse questa storia non è la mia. Forse non lo è del tutto.

Che pretese, che idee. Raccontare, perché mai? Capireste voi ciò che io stesso non so e che mai capirò?

Non era una selva oscura, piuttosto una palude.
Pioveva. Che bel dono la pioggia.

Era, perché “era”? Io son qua, come da anni ed anni sono e come fra anni ed anni sarò.
No; mi muovo.
Se non ce la facessi? Prendetemi per mano, ma distanti, vi mostrerò perché odio tutti quanti.

Eccoci qua nel ducato di Poesia.
Poca gente, molto interessante
immobili, ferme, solo piante
son mute, eloquenti. Fuggon via.

Uno sguardo attento, vigile, lento
respiro lieve, lacrima all’occhio
riso stranito p’ogni scarabocchio
e poi,…che? un sorriso, mi pento.

Miasma di gioia nel cielo e nel vento
terribile tenebra l’occhio afferra
divampa la rabbia, i pugni in terra
lontano uno sguardo, mi volto e mi pento.

Fuggito, scappato, banal codardo
colla testa piena e’l cor, ormai, scarno
Sicché risoluto n’oso più rima
l’Eden rubato non cambia il suo clima.

E piango disperato la bella terra. Stupido io e questa solitaria guerra.

 

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